Al 1° gennaio 2025 gli iscritti all’AIRE, Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono 6.412.752 milioni. Il 48,3% degli iscritti all’AIRE è donna.
I dati presentati nella XX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, della Fondazione Migrantes, costituiscono elementi preziosi e attendibili per rappresentare in maniera lucida il fenomeno delle migrazioni italiane contemporanee e la situazione degli italiani residenti all’estero.

Ogni anno prendo un momento per leggere con attenzione questa analisi piuttosto articolata – che unisce dati statistici, ricerche, saggi e testimonianze. La pubblicazione descrive chi sono gli italiani che si trasferiscono all’estero, perché lo fanno, dove vanno, come vivono la loro identità e quali trasformazioni sociali ne derivano.
Quello che vorrei sintetizzare per tutti i lettori del blog Expat Experience è come l’accento di questo studio sia stato messo, ancora una volta e in maniera sempre più decisa, sulla necessità di tracciare un quadro complesso e evolutivo per raccontare un’Italia in continuo movimento. Quindi fuori dalle nicchie specialistiche e anche fuori dalla narrazione parziale, riduttiva e spesso retorica, del fenomeno migratorio italiano: quella dei cervelli in fuga, per intenderci. La maggioranza degli italiani all’estero non sono cervelli senza gambe e braccia. Sono giovani e meno giovani, ricercatori e cuochi, lavoratori precari, operatori sanitari, persone in cerca di un sistema di riconoscimento del merito, ma anche italiane e italiani che si spostano in una dimensione di scelta, di dignità, di libertà e progettualità personale.
I dati che è necessario osservare sono a mio avviso molto semplici: negli ultimi vent’anni si sono registrati 1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri. Il saldo tra partenze e rientri appare dunque negativo, con oltre 817 mila cittadini italiani che hanno scelto di rimanere all’estero. A questi cittadini si sommano tutti gli altri cittadini italiani che sono partiti prima del 2005 e che concorrono al totale di 6,4 milioni di persone iscritte all’AIRE (1 italiano su 9). Se fosse la popolazione di una regione italiana, dal punto di vista demografico, avrebbe più abitanti dell’intero Lazio.
L’Europa rimane la principale destinazione (76% degli espatri), con Regno Unito, Germania e Svizzera in testa. La mobilità non è più unidirezionale però: si parte, si torna e si riparte, configurando un modello sempre più circolare. Tra l’altro, i movimenti interni all’Italia, tipicamente da sud a nord, spesso rappresentano la prima tappa di un percorso migratorio che poi prosegue all’estero.

Uno dei temi più interessanti del Rapporto Italiani nel Mondo è la ridefinizione dell’italianità all’estero. L’identità italiana fuori dall’Italia non è uniforme: molti cittadini di seconda o terza generazione vivono un’appartenenza fluida, distribuita tra più lingue, culture e spazi sociali; altri rivendicano con forza un legame identitario anche senza aver vissuto nel Paese d’origine. È ad esempio il caso, tra gli italiani residenti all’estero, dei discendenti dei ciociari in Francia, dei piemontesi e liguri in Argentina, dei lombardi e dei campani in Brasile, dei siciliani negli Stati Uniti, dei veneti e friulani emigrati in Belgio nelle miniere del dopoguerra, dei molisani in Canada, degli abruzzesi in Australia, dei trentini e bellunesi in Svizzera, dei toscani e marchigiani in Uruguay. Comunità nate dalle grandi ondate migratorie del Novecento che, ancora oggi, custodiscono con forza l’eredità culturale italiana attraverso lingua, tradizioni, associazioni e reti familiari transnazionali.

Nel RIM ci si interroga sul come coinvolgere questi italiani nella costruzione di nuove visioni collettive. Temi come cittadinanza, partecipazione politica, servizi consolari e ruolo dei Com.It.Es. sono elementi necessari nella riflessione sul futuro della comunità nazionale all’estero. Quello che emerge dallo studio, ma per chi vive all’estero anche dall’esperienza diretta, è il fatto che le comunità italiane all’estero sono grandi protagoniste della cooperazione internazionale, della promozione della diversità, dei diritti umani e della pace. Si tratta di persone con profili molto diversi, ma unite da un filo comune: che va dall’estrema disponibilità nel mettersi in gioco alla grande resilienza nel riadattare il proprio spazio naturale di crescita, personale e professionale, in linea con i percorsi di mobilità multiforme delle nuove generazioni.
Il RIM propone infine una riflessione culturale che si sottreae alla gabbia linguistica e narrativa in cui viene di solito confinata: occorre ripensare cosa significhi essere italiani fuori dall’Italia, accettando una cittadinanza “diversamente presente”, residente all’estero ma spesso connessa quotidianamente con il Paese, e che ne rappresenta una componente viva e attiva. L’Italia all’estero oggi (cit.) è l’unica a crescere rispetto a un Paese ripiegato su stesso, che fatica a scrollarsi il peso di persistenti fragilità sociali ed economiche come i divari territoriali, gli squilibri demografici, le difficoltà di occupazione.
In questa dimensione, l’estero diventa un territorio molto più ampio e trasformativo di una semplice destinazione di studio o di fuga. Diventa un terreno di opportunità. Come è sempre stato, è vero, ma rispetto al passato l’esperienza di espatrio perde il suo carattere di eccezionalità, inserendosi in un percorso comune a molte donne e uomini e, più in generale, in uno spazio contemporaneo globale. Intrecci e connessioni, identità, relazioni, travaso di competenze, si realizzano in un ambiente transnazionale (o sovranazionale?) e multiculturale. Nonostante tutto.
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